Che cos’è
Un grafico a colonne disegna una barra verticale per categoria, che sale da una linea di base comune. Poiché ogni barra parte dalla stessa linea, l’occhio ne confronta le cime: la posizione lungo una scala comune, il confronto che le persone fanno con maggiore precisione (Cleveland & McGill 1984).
Con più misure per categoria, le barre stanno una accanto all’altra in gruppi, un colore per misura. È il grafico a colonne raggruppate o affiancate.
✓ Usalo quando
- Confronti quantità tra una dozzina di categorie al massimo: vendite per regione, voti per opzione, visitatori per mese.
- Le categorie sono etichette brevi che stanno sotto una barra, oppure pochi periodi di tempo (mesi, trimestri, anni).
- Vuoi che ogni singolo valore sia facile da leggere e da confrontare.
✗ Evitalo quando
- Le categorie sono molte o hanno nomi lunghi: un grafico a barre orizzontali mantiene leggibili le etichette.
- Hai una lunga serie storica di decine di punti: un grafico a linee mostra l’andamento invece di una palizzata.
- I valori sono parti di un unico intero e il messaggio è la quota: valuta un grafico in pila o in pila al 100%, oppure un grafico ad anello se le parti sono poche.
Consigli per un grafico migliore
- Fai partire l’asse dei valori da zero. La lunghezza di una barra è il suo valore; tagliare l’asse esagera le differenze.
- Ordina le barre per valore, a meno che le categorie non abbiano un ordine naturale proprio, come i mesi o le fasce d’età.
- Usa un colore per una misura. Colorare ogni barra in modo diverso suggerisce un significato che i dati non hanno.
- Quando le barre sono poche, etichettale direttamente ed elimina le linee della griglia che non servono più.
La matematica
L’altezza di una colonna è proporzionale al suo valore: con un asse da 0 a M disegnato su H pixel, un valore v è alto H·v/M pixel. Questa proporzionalità è il motivo per cui la base deve essere zero: con un asse che parte da m > 0 il rapporto disegnato tra due barre diventa (a − m)/(b − m) invece di a/b.
Chart Buffet sceglie passi «tondi» per le tacche — 1, 2, 2,5 o 5 volte una potenza di dieci — così le linee della griglia cadono su numeri tondi facili da leggere.
Un po’ di storia
L’ingegnere ed economista politico scozzese William Playfair pubblicò il primo grafico a barre di dati reali in The Commercial and Political Atlas (Playfair 1786): importazioni ed esportazioni della Scozia con diciassette paesi in un solo anno, disegnate come barre orizzontali perché, cosa insolita, non aveva una serie storica da rappresentare.
Nell’Ottocento i grafici a barre si diffusero negli atlanti statistici e nel Novecento divennero il grafico per eccellenza dei report aziendali. Gli esperimenti di Cleveland e McGill ne hanno poi spiegato il successo: giudicare una posizione lungo una scala comune è più facile che giudicare angoli o aree (Cleveland & McGill 1984).
Domande
Che differenza c’è tra un grafico a colonne e un grafico a barre?
Solo l’orientamento. Le colonne sono verticali, le barre orizzontali. Usa le barre quando hai molte categorie o etichette lunghe.
Un grafico a colonne deve sempre partire da zero?
Sì. La lunghezza di una barra codifica il suo valore, quindi un asse tagliato falsa il confronto. Se contano le piccole differenze, mostrale piuttosto con un grafico a linee o a punti.
Bibliografia
- Playfair, W. (1786). The Commercial and Political Atlas. London: Debrett, Robinson and Sewell.
- Cleveland, W. S. & McGill, R. (1984). Graphical perception: theory, experimentation, and application to the development of graphical methods. Journal of the American Statistical Association 79(387), 531–554.
- Friendly, M. & Denis, D. J. (2001). Milestones in the history of thematic cartography, statistical graphics, and data visualization. Web document.